Investigazioni sul rischio naturale

L’espressione “rischio naturale” si utilizza generalmente per contrapposizione con quella di rischio tecnologico, ma non implica che questo rischio sia la conseguenza di un fenomeno esclusivamente naturale o che l’uomo non abbia nulla a che vedere con esso.

I rischi naturali possono essere classificati nel seguente modo:

  • Meteorologici/climatici
  • Geofisici
  • Biologici
  • Antropogenici
  • Misti

Buona parte dei rischi naturali è fortemente correlata alle condizioni atmosferiche.

Rischi la cui pericolosità  è esclusivamente vincolata alle condizioni meteorologiche o climatiche sono:

  • Tempeste di vento
  • Ondate d’aria fredda o di calore
  • Tornadi e uragani
  • Grandine
  • Nevicate straordinarie
  • Tempeste elettriche.

In secondo luogo si trovano i rischi in cui intervengono altri fattori, naturali o antropici:

  • Valanghe
  • Inondazioni
  • Bradisismo di pendii
  • Incendi
  • Siccità 

Occorre infine parlare dei rischi naturali di origine non atmosferica ma che producono un impatto importante nell’atmosfera:
Eruzioni vulcaniche e situazioni di forte contaminazione atmosferica (non naturale).

Tra i rischi di origine geofisica occorre evidenziare:

  • Terremoti
  • Vulcani
  • Subsidenze
  • Bradisismo del terreno
  • Caduta di pietre
  • Valanghe
  • Sprofondamento della costa ed erosione

Alcuni di questi rischi sono correlati a elementi scatenanti di origine meteorologico o antropogenico.

Nella catena di interventi in caso di rischi naturali occorre conoscere, in modo generico, le misure preventive, strutturali e non, il ruolo della predizione a breve, medio e lungo termine; gli agenti implicati nei sistemi di allerta; la necessaria educazione del comportamento di fronte al rischio e alcuni aspetti relativi alla legislazione e sistemi di assicurazione in relazione con i rischi naturali. Tutto cià puà inquadrarsi nelle conclusioni della Decennio internazionale per la riduzione delle catastrofi naturali (IDNDR, 1990-1999), tra cui occorre sottolineare in modo speciale la necessaria valutazione di pericolosità , vulnerabilità  e cartografia del rischio. La prevenzione contempla tutte le misure realizzate in anticipo al fine di palliare, diminuire o evitare i danni prodotti come conseguenza dell’insorgenza del rischio in questione. Si tratta di misure realizzate a lungo termine in funzione dei rischi dominanti e che in generale contemplano l’adeguata gestione del territorio in funzione della mappa dei rischi, oltre alle azioni di carattere strutturale (opere di ingegneria, miglioramenti architettonici, ecc.), o non strutturale (legislazione e normative sugli usi del suolo in zone di rischio, ecc.). L’intervento immediato si riferisce alla gestione del rischio una volta scatenatosi (compiti di investigazione del fenomeno, di salvataggio, evacuazione, coordinazione dei corpi implicati, come per esempio vigili del fuoco o servizi di protezione civile, ecc.). Questo compito è sviluppato normalmente da un unico organismo rettore o dagli organismi regionali o municipali più vincolati alle zone colpite, o dalla combinazione delle due possibilità . Investigazioni, prevenzione, predizione e gestione immediata non sono aspetti svincolati tra loro.

Una buona gestione richiede una buona predizione, mettendo in gioco misure preventive e investigazioni sviluppate dai sistemi di intervento e allerta. Tutta la catena di interventi resta raggruppata sotto il nome di ‘prevenzione‘ perchà©, in fondo, si tratta di ridurre i possibili danni provocati dalla materializzazione del rischio naturale in questione.

 

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